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Abstract :
[it] Fin da Terra vergine (1882), d’Annunzio si mostra affascinato dalla natura
esplosiva dell’animo umano, affrontando i temi della violenza e delle pulsioni
ancestrali nell’ambito di un verismo rivisitato, e attraverso quella concezione
dell’estetica come filosofia prima, a lui così peculiare. Sebbene il tema del crimine
sia stato affrontato da numerosi commentatori, nella maggior parte dei casi esso è
stato trattato all’interno di problematiche più ampie. È verosimilmente il suo
traduttore francese, Georges Hérelle, a soffermarvisi in modo più esplicito, articolando
la sua analisi intorno al tema del superuomo.
Il periodo su cui si concentra questo lavoro corrisponde essenzialmente alla
fase di gestazione del Trionfo della morte, concepito tra il settembre 1889 e il marzo
1894; esso racchiude opere, esperienze esistenziali e scoperte di diversa natura.
Oltre al romanzo summenzionato, le nostre riflessioni si estendono a Giovanni
Episcopo e a L’Innocente, elementi di un probabile progetto di ciclo che il poeta
annunciò all’editore Treves nel febbraio 1891 e che avrebbe dovuto intitolarsi
Gli Assassini. In quella fase, d’Annunzio nutre un vivo interesse per diversi ambiti della psicologia, si appassiona al tema della disgregazione mentale e coltiva l’ambizione
di una convergenza tra arte e scienza – una prospettiva che ha parimenti sotteso il
presente studio. Al di là dell’analisi delle manifestazioni della violenza e dei loro
meccanismi profondi nell’opera del poeta, l’obiettivo è stato comprendere in che
modo l’opera dannunziana possa arricchire il corpus letterario a disposizione degli
specialisti in criminologia. A cavallo tra il XIX e il XX secolo, essa aveva d’altronde
già suscitato l’interesse di diversi esponenti della Scuola positiva, guidata da Lombroso.
La prima parte di questo lavoro mira a stabilire un quadro di riferimento.
Essa colloca d’Annunzio all’interno del discorso dei criminologi del suo tempo e
richiama l’entusiasmo che il poeta stesso nutriva per la scienza, interamente pervaso
dalle potenze del sogno. Vi vengono così evocati i grandi paradigmi della Scuola
positiva e la loro ricezione nella letteratura di fine Ottocento.
Fedele alle ambizioni dello scrittore, la seconda parte esplora la misura in cui
la sua opera apra la strada ad altri paradigmi, traiettorie e sensibilità che la criminologia
avrebbe teorizzato pienamente solo in seguito. Il progetto estetico del Trionfo della
morte vi viene riesaminato alla luce di una potenziale fecondità criminologica, per
quanto quest’ultima rimanga estranea alle riflessioni più immediate dell’autore e
alla sua intenzione iniziale di dare vita a un’opera utile alla comprensione della
psiche. Ne emerge come un approccio pertinente risieda nelle concezioni evolutive
del crimine, tese a concepire quest’ultimo quale cammino interiore. Queste ultime
trovano un’eco letteraria in Paul Bourget, mentre Gabriel Tarde conferisce loro una
prima risonanza sul piano della teoria scientifica, preannunciando i successivi
sviluppi della disciplina.
Questo approccio trova un ulteriore e più elaborato sviluppo nella teorizzazione
dei processi di criminogenesi ad opera di Étienne De Greeff (1898-1961), principale
esponente della Scuola belga di criminologia. Dopo aver definito tali concetti, il
presente studio si dedica all’analisi del Trionfo della morte.
[en] From Terra vergine (1882) onwards, d’Annunzio displayed a fascination with
the explosive nature of the human soul, exploring themes of violence and primal
instincts within a reimagined verismo framework, and with that characteristic sense
of aesthetics as a primary philosophy. Whilst the theme of crime has been addressed
by many of his commentators, it has most often been treated within the context
of broader issues. It is undoubtedly his French translator, Georges Hérelle, who
has focused on this point most explicitly, structuring his analysis around the theme
of the superman.
The period on which this work focuses corresponds essentially to the gestation
phase of Trionfo della morte, conceived between September 1889 and March 1894;
it encompasses works, existential experiences and discoveries of various kinds. In
addition to the aforementioned novel, our reflections extend to Giovanni Episcopo
and L’Innocente, elements of a probable cycle project that the poet announced to
the publisher Treves in February 1891, and which was to have been titled Gli Assassini.
At that time, d’Annunzio harboured a keen interest in various fields of psychology, was fascinated by the theme of mental disintegration, and nurtured the ambition
of a convergence between art and science– a perspective that has also underpinned
the present study. Beyond analysing the manifestations of violence and their
underlying causes in the poet’s work, the aim has been to understand how d’Annunzio’s
oeuvre can enrich the literary corpus available to criminologists. At the turn of the
19th and 20th centuries, it had, in fact, already attracted the interest of several
representatives of the Scuola positiva, led by Lombroso.
The first part of this work aims to establish a frame of reference. It situates
d’Annunzio within the discourse of the criminologists of his time and recalls the
enthusiasm the poet himself felt for science, whilst remaining steeped in the power
of dreams. It thus discusses the major paradigms of the Scuola positiva and their
reception in late nineteenth-century literature.
True to the poet’s ambitions, the second part explores the extent to which his
work paves the way for other paradigms, trajectories and sensibilities that criminology
would only fully theorise later. The aesthetic project of Trionfo della morte is
re-examined here in the light of its potential criminological fruitfulness, although
this remains foreign to the author’s most immediate reflections and his initial
intention to create a work useful for understanding the psyche. It follows that a
relevant approach lies in evolutionary conceptions of crime, which tend to view it
as an inner journey. These find a literary echo in Paul Bourget, whilst Gabriel Tarde
gives them an initial resonance in the realm of scientific theory.
This perspective is further developed and elaborated in the theorisation of the
processes of criminogenesis by Étienne De Greeff (1898–1961), the leading figure
of the Belgian School of Criminology. Having defined these concepts, the present
study is devoted to an analysis of Trionfo della morte.