[it] Il contributo propone di investigare la forma come mediazione tra nostalgia della tradizione metrica e desiderio di scarto ironico, attraverso l’analisi di una selezione di componimenti in vers libres tratti dalle Poésies de A. O. Barnabooth (1913) di Valery Larbaud (1881-1957). In particolare, nel testo Ma Muse si trova un discorso teorico in miniatura sullo scontro tra spinta e controspinta all’innovazione. Larbaud confessa: “Je suis agi / par les lois // invincibles / du rythme, [4/3//4/2]”, e lo fa tramite un verso che scimmiotta l’alexandrin. L’autore esplora e gioca con il potenziale ritmico implicito negli immediati dintorni del verso classico francese per eccellenza. Il rapporto con la tradizione metrica da un lato appare ironico e desacralizzante, dall’altro nostalgico e creativo: Larbaud assume una certa norma per deriderla, per farne sentire tutta la natura di vincolo soffocante, ma la sovverte con una certa discrezione, senza deturparla. Il risultato è una forma discordante in cui il conflitto è letteralmente in corso. La poesia si configura così come uno spazio critico di filtraggio e riformulazione delle tensioni, dove la forma non è un luogo di armonica risoluzione, ma la scena stessa della difficoltà della mediazione. Tutto ciò affiora anche a livello tematico: riflessioni metatestuali sulla forma si distribuiscono lungo l’intera raccolta, componendo una sorta di discorso teorico frammentato. L’intento del contributo è duplice: riunire questi lacerti teorici e analizzare i componimenti in questione rintracciando le spie di una “libertà vigilata” (Fortini 1972, 825), nella convinzione che in questi casi di “allusione metrica” (Fortini 1958, 799) risieda la modernità del verso larbaldiano, che è a tutti gli effetti una soluzione di compromesso.
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CIRTI - Centre Interdisciplinaire de Recherches en Traduction et en Interprétation - ULiège Traverses - ULiège